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Archive for June, 2019

. . . sto abbracciato a te senza toccarti…

Poesia in rete

Pentti Sammallahti, Helsinki, Finland, 1983

[XXXIX]

Il modo tuo d’amare
è lasciare che io ti ami.
Il sí con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole o abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

Pedro Salinas

(Traduzione di Emma Scoles)

da “La voce a te dovuta”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

[XXXIX]

La forma de querer tú
es dejarme que te quiera.
El sí con que te me rindes
es el silencio. Tus besos
son ofrecerme los labios
para que los bese…

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. . . Y somos de la vida y de la muerte…

Poesíainstante

Soy de la muerte el hueco más profundo

y la parte que espera y desespera.

Y de la vida soy lo que ella quiera,

porque aprendí a vivir por este mundo.

 

Cuánto cuesta morirse y cómo duele

la vida, y cómo llora desde dentro.

Y hasta lo que no duele, hasta su centro

no hay muerte que no llegue o no consuele.

 

Corremos todos esa misma suerte

de ser tan solo lo que padecemos

cuando el tiempo se olvida que existimos.

 

Y somos de la vida y de la muerte

la duda de saber por qué nacemos

y por qué nos morimos.

 

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. . . che cos’è “insieme” ??? … un abbraccio mortale ?

"...e poi Letteratura e Politica"

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Tu che stanotte non riuscivi a dormire

e io che con abbracci e premure non ti davo

pace.

Gli uomini, sempre attaccati all’idea di essere

stregoni.

E non pago ti ho pure fatto domande e mi hai detto:

“Non so… è per te, è per il lavoro, è per così tante

cose”.

Poi il sonno è venuto, ma questa mattina è uguale.

Tu che ti chiedi dove sei finita e io che mi dico da

dove sei arrivata, e che cos’è questa cosa che abbiamo

insieme.

Cos’è? Magia, destino, un abbraccio mortale:

dimenticavo, forse è amore (ecco, alla larga,

si finisce per diventare poeti o assassini).

O forse è tutto diverso, forse non è vero niente,

i tre versi sopra, intendo: forse è come il sole sulla spiaggia

quando tutto il male evapora.

Comunque è qualcosa che prende la testa e lo stomaco

per giornate intere.

E quando sei davanti allo specchio?

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. . . *La carità del prossimo v’è a noia …

Michelangelo Buonarroti è tornato

I’ l’ho, vostra mercè, per ricevuto
e hollo letto delle volte venti.
    Tal pro vi facci alla natura i denti,
co’ ‘l cibo al corpo quand’egli è pasciuto.
    I’ ho pur, poi ch’i’ vi lasciai, saputo
che Cain fu de’ vostri anticedenti,
né voi da quel tralignate altrimenti;
ché, s’altri ha ben, vel pare aver perduto.
    Invidiosi, superbi, al ciel nimici,
la carità del prossimo v’è a noia,
e sol del vostro danno siete amici.
    Se ben dice il Poeta di Pistoia,
istieti a mente, e basta; e se tu dici
ben di Fiorenza, tu mi dai la soia.
    Qual prezïosa gioia
è certo, ma per te già non si intende,
perché poca virtù non la comprende.

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. . . Su la eco dell’infanzia… Su i miracoli notturni – Su ogni mano che si tende – Scrivo il tuo nome . . . Su i sudori… Su la pioggia… Su la nuda solitudine… Tanto più su del silenzio – Scrivo il tuo nome …

Letture/Lecturas

Paul Éluard – Libertà
Liberté, tratta dalla raccolta “Poesia e verità” del 1942.
Traduzione di Franco Fortini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92
II movimento, Allegretto
Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan

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Su
quaderni di scolaro

Su i miei banchi e gli alberi
Sula sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina
che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Su le immagini
dorate

Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome

Su la giungla
ed il deserto

Su i nidi su le ginestre
Su la eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome
Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

Su tutti i
miei lembi d’azzurro

Su lo stagno sole sfatto
E…

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Nazim Hikmet

. . . mi aspetterà, spero, il sapore di un nuovo giorno …

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L’eresia catara

. . . – Zitti, per carià, zitti! …poi disse piano …

Il Ciotta chiuse lesto lesto l’uscio dell’aula, scongiurando di nuovo:

"La casa nel bosco"

LAMIS-catara

Bernardino Lamis, professore ordinario di storia delle religioni, […] quel giorno, appena rincasato, si mise al lavoro febbilmente.
Aveva davanti a sé due giorni per finir di stendere quella lezione che gli stava tanto a cuore. Voleva che fosse formidabile. […]
Quando fu alla mattina del terzo giorno, che doveva dettar lezione, Bernardino Lamis si trovò davanti, sulla scrivania, ben quindici facciate fitte fitte, invece di sei.
Si smarrì.

Bisognava dunque, assolutamente, nelle poche ore che gli restavano, ridurre a otto, a nove facciate al massimo, le quindici che aeva scritte.
Questa riduzione gli costò un così inteso sforzo intellettuale, che non avvertì nemmeno alla grandine, ai lampi, ai tuoni d’un violentissimo uragano che s’era improvvisamente rovesciato su Roma.
Si avviò sotto quell’acqua, riparando alla meglio il rotoletto di carta, la su <<formidabile>> lezione.

Giunse all’università in uno stato compassionevole: zuppo da capo a piedi.
Lasciò l’ombrello nella bacheca del…

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. . . si trovano le risposte ma … quel che non si trova, sono le domande … ~ Jose “el Pepe” Mujica ~

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. . . soltanto mente in cuore
per quel poco che vale…

LATITUDINI E ALTRE PAROLE

per tutte le poesie ferite
che scavano dentro
fin dove la nebbia esiste densa
e un brivido d’acqua arranca

in mezzo alle rotte di sogni incerti
che migrano stonando
tra le piazze in pioggia
e il tempo che arriva in fronte

come all’inchiostro portato a febbre
nel caos inadatto del verso
di un amore a sprazzi
grazia in palio alla cena dei santi

per i tanti occhi in cielo
lasciati in fila come in piedi
per quelle spesse ali senza vento
a passare di fragile chiarore

forse ci abitueremo di stelle
con un corpo fuori squadro
per queste pietre
tramandate da un fulmine a cadere

di un’estasi sottile incisa
rischiando strade sotto copertura
soltanto mente in cuore
per quel poco che vale

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. . . ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…

Letture/Lecturas

Pier Paolo Pasolini – Padre nostro che sei nei cieli
da:
Pier Paolo Pasolini, Affabulazione,
Torino, Giulio Einaudi, 1992

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Luciano Berio (1925-2003)
Ekphrasis (Continuo II) per orchestra
Radio-Sinfonie-Orchester Frankfurt diretta da Luciano Berio

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Pasolini chiuse il secondo Episodio della tragedia Affabulazione (1966 – Prima assoluta 30 gennaio 1975, Cabaret Voltaire di Torino ) con un celebre Padre nostro, lancinante contro-preghiera recitata dal Padre, protagonista perturbato di un dramma che ne rappresenta la parabola di genitore assassino del proprio Figlio. Marco Dotti prende spunto da quei versi per una sua riflessione sul valore della parola: vacua e pericolosa se suono inattivo o bugiardo; luminosa e fertile, se aperta al rischio della verità.”
(Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia.)

di Marco Dotti

http://www.blog.vita.it – 22 ottobre 2014

«Che me ne faccio di questa persona, così ben difesa dagli imprevisti?», si…

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